montaggio alternato

still on

Stasera.

In casa, prima di cena. Seduto al piano con le mani appoggiate alla tastiera. Silenzio.

Stamane.

Fuori, dopo colazione. In piedi nel parco della Certosa. Freddo, brina, foschia. Silenzio.

Le dita sui tasti. Due note acute, una breve.

Il respiro condensato nell'aria. Un brivido.

La mano sinistra accenna una scala minore.

Una bicicletta mi sfiora con un lamento della catena.

Col pedale allungo le note, che danzano vibrando prima di spegnersi.

Scricchiolio di ghiaia sotto le suole. Galaverna sui puntali dei cancelli.

Le tre note ora son quattro. Ciascuna spinge l'altra all'infinito, dolce e struggente.

Marmo e fiori. Nella distesa di lapidi congelate una donna col capo piegato dal pianto.

Giù, nella sede dell'anima. Quattro note, due sillabe.

Padre.

1 commenti:

    è strano come si senta una strana empatia nelle persone che hanno subito dolori simili.
    perdere il padre (a qualsiasi età, io a 15 anni) genera una ferita che non si può rimarginare.

    per fortuna c'è la catarsi della scrittura