I'll stand by you

Oh, Why you look so sad?
The tears are in your eyes
Come on and come to me now
But don't be ashamed to cry
Let me see you through
Cause I've seen the dark side too.
When the night falls on you
You don't know what to do
Nothing you confess
could make me love you less

I'll stand by you
I'll stand by you
Won't let nobody hurt you
I'll stand by you

So,
If your mad, get mad
Don't hold it all inside
Come on and talk to me now
But hey, what you've got to hide
I get angry too
But I'm a lot like you
When you're standing at the crossroads
Don't know which path to choose
Let me come along
Cause even if your wrong...

I'll stand by you
I'll stand by you
Won't let nobody hurt you
I'll stand by you
Take me in into your darkest hour
And I'll never desert you
I'll stand by you
And when,
When the night falls on you baby
Your feeling all alone
Walking on your own

I'll stand by you
I'll stand by you
Won't let nobody hurt you
I'll stand by you
Take me in into your darkest hour
And I'll never desert you
I'll stand by you

- The Pretenders, I''ll stand by you

the nightshift

Vivo la notte, e questa si prolunga nel giorno. Ruba i contorni, sfuma gli spigoli. S'addensa, il sonno onnivoro che tende le mani, s'addensa come un banco di nebbia in cui perdersi e dissiparsi. E anche i sogni giungono tardi, ad alba avanzata, la cavalleria al galoppo con le sciabole sguainate ma che trova il forte già in mano al nemico.

Seduto alla scrivania, ancora aggrappato alle lenzuola, la coscienza mi sgocciola addosso ricordi e desideri e a volte il ricordo dei desideri. Nella penombra dell'anima, accucciato in silenzio, attendo la notte.

ice cold

Ballata


Com'è fredda
com'è fredda la notte
senza amore.
Ogni respiro
è uno sbuffo di condensa,
ogn'illusione
un fantasma esorcizzato,
un ricamo
di gelo e galaverna
attorno al cuore,
com'è fredda
questa notte senza amore.

E in questo strano
tempo scombinato
ogni sospiro
è un turbine di vento,
ogni pensiero
uno stiletto
- ghiacciato e
diafano -
che sporge mestamente
dal mio petto,
dal cui squarcio
esangue sgorga un poema
di mille e più parole,
com'è fredda
questa notte senza amore.

Infine
così
nell'attesa
indifferente il vuoto
mi s'avvolge.
Ed ogni voce
langue,
ogni rumore
muore,
ed il silenzio non è
che una canzone sussurrata,
una ballata
che suona stancamente
in queste ore,
com'è fredda
com'è
fredda
questa notte
senza amore.

anybody there?

Non ricordo di nessun inverno in cui abbia sofferto il freddo come quest'anno. Più freddo, sempre più freddo. Come se mi stessi progressivamente allontanando dalla fonte di calore. Qualunque essa sia. Mi raggomitolo nel piumone, le braccia che stringono le ginocchia al petto, stupito - che dico stupito, stupefatto! - che solo due anni fa ci dormivo sotto solo con i boxer.

A volte quest'assenza è una tormenta di neve in cui rimango sepolto, rintanato tra le nodose radici di un albero. Poi il cielo ceruleo dell'alba, spazzato dal vento, m'illumina, mi desta. E' freddo, così freddo, anche se la bufera è lontana. Tremando risalgo il pendio fino alla cima, da dove si domina con lo sguardo l'immacolato, accecante paesaggio invernale.

Faccio coppa con le mani davanti alla bocca grido: "Non c'è nessuno?"

E non mi risponde nemmeno l'eco.


just a dream within a dream

Apro gli occhi ed è giorno. Sabato. Filtra poca luce dalle finestre chiuse, anche se il display azzurro della sveglia digitale dice che sono le nove e trenta. Posso indovinare che piove. Non sono curioso di aprire e dare luce, anche se (stranamente) non c'è niente di più rilassante della pioggia luccicante sui ciottoli sconnessi di vicolo del Voltino. Sono già abbastanza rilassato di mio. Lascio che il sonno scivoli via piano, senza fretta, non lo spingo né lo trattengo.

Però giro la testa sul cuscino e richiudo gli occhi, tentando di rientrare almeno un poco nel sogno da cui sono appena scivolato via. Ovviamente non ci riesco, quindi mi accontento di richiamare alla mente le immagini, come uno di quei film cult che danno alle tre di notte, e che per questo quasi sempre si seguono in uno stato alterato di coscienza.

Corro. Corro a testa bassa tra fiamme e macerie. Sento spari e il sibilare dei proiettili che mi sfiorano e impattano nei muri, proiettando schegge d'intonaco che m'accecano. Il boato di un'esplosione mi spinge giù per un pendio che m'accorgo essere una scala. Altre persone mi precedono e mi seguono nella penombra dello stabile dove ci siamo rifugiati. Avanziamo in fretta, respirando faticosamente nella polvere e nella paura, contando i secondi che separano le esplosioni. Sembrano diminuire, e questo potrebbe dire che presto ci cadranno sulla testa. Tre, due, uno. L'esplosione è vicinissima, la terra trema, polvere e calcinacci ci piovono addosso. Qualcuno grida, qualcun altro impreca. Stringo i denti e continuo ad avanzare, certo che non mi rimangano che pochi secondi di vita.
Non sento l'esplosione. D'un tratto il soffitto mi frana addosso apparentemente senza motivo. Respiro con affanno doloroso. La semioscurità polverosa si anima di tremule luci iridescenti. Sbatto le palpebre più e più volte, cercando di capire se vedo realmente quelle luci, o è un'allucinazione di qualche tipo. E' un'ingenuità. Se fosse un'allucinazione non lo capirei certo così, e l'intuisco anche nel sogno. Ma continuo comunque a sbattere le palpebre finché non mi rendo conto che ciò che sto vedendo sono le anime degli uomini che erano con me e ora sono morti. E' una strabiliante pioggia luminosa all'incontrario. Uno sgocciolio verso l'alto, come se la forza di gravità fosse stata invertita. Le luci dai colori più diversi appaiono lentamente nel buio in basso, e dopo un breve attimo d'esitazione, come gocce che s'ingrassano sulla bocca di un rubinetto difettoso, "cadono" velocissime verso l'alto.
Cerco di guardare me stesso, per vedere se da qualche punto del mio corpo si stia formando una luce simile. E vedo una luce. Bianca, così bianca e intensa da ferire gli occhi. Tutto sparisce, inghiottito da quella luce e dal silenzio, e io precipito nell'angoscia, il petto sempre più pesante, il respiro affannato e doloroso. Mi agito, irrequieto, braccia e gambe che cercano un appoggio. Dove sono? Dove? Dove sono? La mente inceppata continua a domandarselo finché non sento una voce chiamare il mio nome.
E la luce bianca non è più così dolorosa e accecante. Anzi, posso vedere tende alle finestre che filtrano piacevolmente caldi raggi solari. I miei occhi scorrono nella stanza da letto, arredata in modo essenziale e con buon gusto con pochi mobili antichi. Il legno scuro, probabilmente noce, aiuta a rasserenare il mio spirito, così come i candelabri di rame, le innumerevoli candele bianche di varie dimensioni e dallo stoppino bruciacchiato, le travi antiche che scanalano il soffitto.
La voce chiama di nuovo il mio nome, e voltando la testa su quello che m'accorgo essere un cuscino mi trovo ad osservare il viso di una donna. Le sue labbra s'incurvano in un sorriso così delizioso e fresco da farmi male dentro. Per un attimo dimentico di respirare. "Stavi sognando" dice semplicemente. E non posso fare a meno d'amarla. Non posso, come non potrei volontariamente fermare il battito del mio cuore.
Appoggio il dorso della mano sul cuscino, e lei appoggia il viso sul mio palmo. Sempre sorridendo, col suo viso m'accarezza leggera la mano. "Sei sveglio?" chiede con dolcezza. No. No, maledizione. E' fin troppo ovvio. Sto sognando. Ancora. E...

Mi sveglio Sabato mattina che piove, fuori dalle mie finestre chiuse, sui ciottoli sconnessi di vicolo del Voltino, chiedendomi se vi sarà risveglio anche da qui, come nella poesia di Edgar Allan Poe.


Take this kiss upon the brow!
And, in parting from you now,
Thus much let me avow -
You are not wrong, who deem
That my days have been a dream;
Yet if hope has flown away
In a night, or in a day,
In a vision, or in none,
Is it therefore the less gone?
All that we see or seem
Is but a dream within a dream.



Quel poco di serenità che m'è dato si cela nell'ultimo scrigno della mia scatola cinese dei sogni.


november rain

Trenta novembre

Piove
anche nei miei sogni
da troppo tempo
non sopporto questo
stillicidio di sentimento
che la gente passando
calpesta
come foglie morte
sul cemento
umido dei marciapiedi

e
non riesco a credere
che già sia il trenta
di novembre.



uno zero

Uno, zero. Bianco, nero. Giorno, notte. Luce, buio. Vita, Morte.

E' ora, maledizione, di prendere una dannata decisione.

meno due

Stamane la nebbia m'aspettava al varco.

Troppo. Stanco. Ora.

fog

meno tre

Qualcuno deve aver fatto un cazziatone coi fiocchi al responsabile per gli omaggi aziendali, perché quest'anno, con solerzia inquietante, abbiamo ricevuto la strenna già ieri (che era il 24 novembre). Ora, non è che la cosa mi dia così fastidio. Ma non riesco a far a meno di chiedermi se tra il mese di ritardo dell'anno scorso e il mese d'anticipo di quest'anno non sia possibile trovare una ragionevole media.

[...]

Pensavo, oggi, tra me e me delle forme e dei numeri, mentre contemplavo l'ordinata stampa da excel dei contributi versati al F.do di Solidarietà Credito. Colonne ben proporzionate di date e importi, totali in grassetto scanditi per trimestre, filetti a fine pagina. Il mio sguardo scivolava sui numeri, soppesando meditatamente le proporzioni, le implicazioni. E all'improvviso venivo trascinato su una strada pericolosa da un'innocente concatenazione mentale.

Dunque, nel giugno 2002 - disse boriosamente non so quale metà del cervello all'altra -, l'ufficio si trovava ancora nella vecchia sede, abitavo nella grande casa in via Copernico, ero agli sgoccioli con quella che sarebbe stata la mia ultima partita a scacchi via e-mail (e la stavo pure perdendo), e ogni, ognissimo giorno, quando staccavo da lavoro, montavo in auto e mi fiondavo a Frassinelle sul set del film, per sentire gli attori recitare le battute che avevo scritto per loro. Dunque, nel giugno del 2002 ero ragionevolmente felice.

La metà di cervello che aveva ascoltato non sembrò particolarmente colpita dalla notizia. Si limitò ad un sorrisino sufficiente e, in evidente tono di sfida, portò i miei occhi su "agosto 2002". L'altra metà raccolse la sfida con orgoglio, enunciando con precisione le tratte in traghetto, le dune di Chia e Piscinas, le tavolate di amici, proseguendo sempre più animatamente fino ad esaurimento scorte.

Kim Novak, platinata e sognante, indicava col ditino squisitamente calzato in un guanto di camoscio due punti sulla sezione del tronco di una sequoia, nel film "La donna che visse due volte". Qui sono nata, qui sono morta. Il tabulato dei contributi al fondo esuberi fu per un momento come il minuto reticolo su quel tronco. I cerchi sostituiti dalla colonna delle date.

Agosto 2002, settembre 2002, novembre 2002, febbraio 2003, maggio 2003.

Qui ho preso l'aereo verso l'ignoto, qui l'ho preso per raggiungere il mio destino. Qui ho scritto una poesia d'amore, qui ho imbucato tulipani olandesi. Qui ho vegliato col respiro mozzo, qui ho riposato tra le braccia della mia amata. Qui ho riso da rimaner senza fiato, qui ho pregato di rimaner senza lacrime. Qui ho gustato le seadas col miele, qui ho bevuto l'orribile caffè nero della sconfitta. Qui ho passeggiato con l'amata al fianco, qui mi sono trascinato a casa senza forze o speranze. Qui ho spento le luci, qui ho acceso candele profumate. Qui ho recitato, qui sono stato me stesso. Qui ho avuto paura ma sono stato coraggioso, qui invece sono stato un codardo. Qui sono nato, qui sono morto.

La vita si dipana davanti e dietro me, divisa in trimestri.


meno quattro

Scendendo.

Un volo d'uccelli, frenetico, ondeggiante nell'aria pulita, tra le palme di piazza Yenne, mentre il sole cala. E' una sera colorata da vetrine e pensieri. Venerdì e innamorato. Il cervello cortocircuitato dai baci. Fendo la folla pittoresca della città di mare, innamorato, innamorato di tutti. La cicciona con la maglia nude-look, il guercio che si mangerebbe Corto Maltese a merenda.

I lampioni mi riportano all'auto in via Roma, col porto dall'acqua scura, il mare che rabbuia. Si sta facendo tardi, ma è ancora così presto. Ora che l'ho tenuta tra le braccia sono ancora più impaziente, più agitato. Che ore sono? Dove sei, amor mio?

Poetto mi scivola accanto, fuori dal finestrino appannato dal mio respiro. Ho paura di svegliarmi e scoprire che è un sogno.

[Messaggio probabilmente trovato sul tavolino di una stanza d'albergo a Cagliari]