l'inverno del nostro scontento

Che cavolo...
Sono in grado di costruirmi attorno delle scintillanti gabbie di razionalità, ma non sono in grado di costruirle perchè durino. Come la casetta di paglia del più scemo dei tre porcellini, basta un soffio perchè mi cada addosso l'intera splendida struttura.
Poi m'aggiro fra le macerie dorate (torna Tori Amos con Gold Dust), rovistando tra i detriti, recuperando frammenti che giudico preziosi anche così contorti e inutili.
Raccontare storie è una scusa per allontanarsi dalla propria. Ma la sera, soli e in silenzio, le parole non si possono ingannare.

Amo invece ricordare degl’inverni
— o di quello che li contiene tutti —
quando sbocconcellavo immeritati affetti
da mani porte in amicizia
amore pietà
sensi patetici di colpa;
quando scosso da brividi
mi facevo gioco della stessa solitudine
con abili giochi di prestigio
e lei rideva
divertita e prestigiatrice migliore di me;
quando uscito di casa senza motivo
passeggiavo senza meta e rincasavo
senza sapere perché;
o quando ucciso dall’evidenza
della mia mortalità
me ne facevo fregio con eroici sorrisi
in società suscitando un rispetto
che era quanto solo non desideravo.
Dio! Quel senso d’abbandono
che non lasciavo
che non lasciava mai!
Tutto ritorna
evocato
ritorna tutto ma
mi accorgo che questa benefica coltre
si va diradando
tra strappi mal cuciti e fili
con una sola estremità.

politically correct

Oggi giornata cinematografica.
Ho finalmente trovato l'occasione e il tempo di vedere dei film che mi ripromettevo da tempo. No, niente roba d'essai di registi dai nomi dalla fonetica incerta. Roba più semplice e commerciale. Ovvero quel "There's something about Mary" dei fratelli Farrelly che pochi anni fà suscitò un certo interesse per la sua presunta politically uncorrectness. Prima di vedere il film mi ero scaricato da internet la sceneggiatura e avevo iniziato a leggerla, ma avevo dovuto interrompere la lettura quasi immediatamente perchè, giunto alla scena della zip, mi ero quasi incrinato una costola per le risate.
Che dire? Il film è certamente molto divertente. Ma politically uncorrect? Okay, vi sono diverse situazioni in cui in scena ci sono persone handicappate mentali (ovviamente attori che recitano la parte di handicappati), ma non si ironizza su di loro. Tutt'altro. La protagonista li ama e li coccola. Noi spettatori li amiamo tramite lei, e ci indignamo invece quando un tizio senza scrupoli (un esemplare Matt Dillon) li usa subdolamente per conquistarla. Le esilaranti contorsioni del personaggio semi-paraplegico per raccogliere le chiavi, poi, assumono un'importanza tutta loro quando si scopre che in realtà quest'altro tizio dissimula una salute di ferro attraverso le stampelle, sempre per conquistare Mary.
There's something about Mary è molto più "conformista" di quanto le sue sequenze grottesche possano indurre a credere. Qualche tempo fa girava una simpatica email dal titolo "quello che i film vogliono farci credere". Tipo: che appena hai bisogno di parcheggiare trovi un posto esattamente davanti alla porta del luogo dove ti stai recando, oppure che in qualsiasi momento tu accenda un televisore o una radio stanno trasmettendo una notizia di vitale importanza per te, o che "i buoni vincono sempre". Ecco, quest'ultima voce è un pochino troppo generica, anche se sostanzialmente vera. Non è questione di "buoni" ma di scelte. E' un qualcosa di profondamente insito nella struttura stessa dei film di scuola americana. La cosiddetta (notare le maiuscole, prego) Struttura In Tre Atti. Non è luogo questo per tenere lezioni di teoria della sceneggiatura (e nemmeno io sono abbastanza compente per farlo), ma l'equivoco è presto risolto. Nella stragrande maggioranza dei film americani è la suddivisione nei tra atti canonici (impostazione, sviluppo e risoluzione) a suggerire la condotta del protagonista, quale che sia il genere della storia. Al termine del secondo atto l'eroe è sempre costretto a prendere una decisione grave e irrevocabile di cui la risoluzione del conflitto sarà diretta conseguenza. L'eroe è costretto a fare la scelta giusta, la scelta coraggiosa e tempestiva, e sarà compiere questa scelta (il semplice fatto di) che produrrà gli effetti del terzo atto. Ben Stiller ama Mary e questo lo porta a fare "la scelta giusta", anche se così facendo è certo di perderla. Tutti Pazzi Per Mary è una commedia romantica (per quanto a tratti grottesca), e quindi alla fine la scelta di Ben Stiller è quella vincente, e dimostrando alla ragazza il suo amore sincero gli permette poi di poterla avere. Ma se anche ciò non fosse stato, il finale sarebbe stato poi così amaro? Confrontiamolo con quello del geniale Provaci Ancora, Sam di Woody Allen (e per trasposizione con quello del grande classico Casablanca). Diverrebbero praticamente identici: l'eroe rinuncia alla donna che ama ma in cambio guadagna una nuova coscienza di sè e una visione più ottimista del futuro. Sarebbe comunque un lieto fine.
Non sto contestando la scelta del finale del film dei Farrelly, anche se la scena in cui Ben Stiller se ne va piangendo (come quel liceale che da 13 anni non ha mai smesso di essere, grazie all'amore che prova per Mary), è talmente poetica e carica di empatia che io avrei chiuso lì, su quel pianto liberatorio. No, quello che sto dicendo è che secondo me per essere veremente politically uncorrect, un film ha bisogno di un approccio un po' più vicino a quella realtà che se ne infischia alla grande che si sia fatta la scelta giusta al momento giusto. Quella arbitrarietà (vedi messaggio sulla sfiga) che scombussola ogni nostro piano nei modi più imprevedibili e spesso drammatici, e magari anche grotteschi alla maniera dei f.lli Farrelly. E in ogni caso fare una scelta e ottenere il premio cui questa scelta si riferisce non sono affatto legati nè automatici. Nella vita reale la scelta giusta (o quella che credi che sia la scelta giusta), spesso non premia nè con la ragazza nè con una nuova coscienza di sè. E' più probabile che faccia guadagnare un bell'esaurimento nervoso.
Il film merita, non c'è che dire. Ma se siete alla ricerca della "scorrettezza" politica credo che dovrete andarla a cercare altrove.
Per la cronaca, i f.lli Farrelly sono anche autori di una piccola perla sottovalutata dal titolo Kingpin, che a mio parere è molto superiore a Tutti Pazzi Per Mary (certo, il cast è meno famoso...).

zerocarote

In ferrarese si dice "zurnadàza".
Ovvero "giornataccia". Ma non a causa del ritmo frenetico di lavoro, o di una qualche vessazione di cui non sono stato oggetto. No. Oggi è stata la giornata delle voglie. Insopportabili, incontenibili, ineludibili.
Verso le 11:30 s'è sparso per i corridoi (e io so che è così, anche se colleghi e colleghe negano con veemenza sospetta) un profumo di carne alla brace da risvegliare i morti. Non ho mai sentito niente di tanto appetitoso se non nelle più rinomate steak-house houstoniane. Il problema era: da dove cavolo veniva? La troppo rapida investigazione che ho potuto svolgere non ha portato risultati, e quindi, fiutando l'aria come un animale da preda, mi sono semplicemente rassegnato a mandare in giù per il resto della mattinata. Verso l'una l'odore (il profumo) è svanito misteriosamente come era apparso. Stizzito e smanioso di una qualche rivincita morale, a pranzo ho mangiato pesce spada.
Nel pomeriggio i miei pensieri sono stati turbati da 2 (due) chiodi fissi: carote, e un disco dei Sisters Of Mercy che ascoltavo quando avevo 16 anni e che, improvvisamente, mi è sembrato questione di vita e di morte possedere.
Inutile dire che, appena passato il badge, mi sono fiondato alla ricerca fremente di carote e CD. E sono rimasto a bocca asciutta per entrambi gli articoli.
Ad onor del vero debbo dire che di carote ce n'era a iosa. Ma il punto è proprio questo. Pare che nei moderni supermercati, al fine di concedere prezzi "all'ingrosso", gli ortaggi si vendano al quintale. E non avendo io un allevamento di conigli con cui condividere i miei pasti ho preferito desistere dall'acquisto, piuttosto che essere poi in un prossimo futuro costretto a buttar via.
Non parlo del cd per evitare una ricaduta di depressione. Dov'è finita tutta la musica degli anni '80? Nessuno sà più niente di Sisters Of Mercy, Spear Of Destiny, Cocteau Twins, Tuxedo Moon. Sullo scaffale, dove un tempo avrei trovato Siouxsie And The Banshees ora c'è Shakira. Gli Spear of Destiny sono stati sfrattati da Brittney Spears (ugh!). E non proseguo, che è meglio.
Zero carote, zero cd. Affogherò il dispiacere nella pizza surgelata che avevo messa da parte per i giorni di pioggia.

to re-read or not to re-read?

No, non è vero che non c'è nulla da raccontare. C'è eccome. E' una piccola cosa, ma non deve rimaner taciuta.
E' stato ieri. Ho fatto una rapida visita ad un amico e sulla sua scrivania ho rivisto la copia stazzonata de Il Giovane Holden che gli sta tanto a cuore. La conosco bene. Ero con lui quando l'ha comperata, anni fa. Stuzzicato, ha ammesso con soddisfazione che questa è la sedicesima volta che lo legge. Non ho potuto trattenermi: "ogni volta che rileggi questo libro" gli ho detto, "perdi l'occasione di leggerne un altro che potrebbe piacerti anche di più." Lui ha sorriso e non ha ribattuto.
A casa, prima di addormentarmi, ho ripensato a quell'assurdità. Il Giovane Holden sedici volte, con tutto il ben di Dio che si può trovare nelle più comuni librerie. Poi ho acceso l'abat-jour e ho attaccato il terzo atto dell'Amleto.
Non resisto. E' la ventesima volta che lo leggo.

s-ragionando

Strane giornate senza una direzione, queste.
Di quelle in cui la coscienza s'allontana mentre accendo il motore per andare in ufficio, e ritorna in me mentre parcheggio davanti a casa, la sera.
Sono addirittura senza citazioni... da non credere!
Mi spremo il cervello per capire se è successo veramente qualcosa degno di essere raccontato (e di solito, anche la cosa più infinitesimale, c'è). Ma niente. Tutto inutile.
Che sia un complotto?
Il collega che spara cazzate a raffica in questi giorni è costretto al silenzio da una recidiva d'influenza. Quello caustico sembra in pace col mondo. Potrebbero fare apposta per indispormi? Subdorando il mio interesse, il mio continuo attingere alle loro deliranti performace per fini di... di? Per quale ragione dissimulo tanta attenzione al loro modo d'essere e d'interagire? E' così esecrabile la mia curiosità sui molteplici modi in cui l'umanità viene a manifestarsi?
Notare le cose mi rende più partecipe, mi fa sentire più vivo. E a proposito di vitalità, visto che non ho citato nessuno fino a questo momento: "Cristo è morto, Dio è morto, e neanch'io mi sento troppo bene." Forse sono questi macigni di ricordi dello scorso novembre, che è impossibile smuovere senza la gru che non ho.
Andiamo a Corte? ché, a dire il vero, oggi non riesco a ragionare.

bla bla bla

Pessima giornata recuperata in serata.
Pokerino con gli amici. Veramente divertente, e non perchè ho vinto l'iperbolica cifra di tre euro e mezzo. Il relax (ma il termine corretto dovrebbe essere "lo sbrago") è stato totale. Non c'era bisogno di nessun "atteggiamento", Ogni cosa andava bene.
Per qualche ragione arcana le mie notti sono enormemente più piacevoli delle mie giornate. Devo avere sangue vampiro, nelle vene.
Buzzati, che in questi giorni m'assale a tradimento nei momenti più inaspettati, in ufficio, durante una conversazione telefonica, continua a suggerire le parole:

e già il futuro, l'immaginazione
non era una notte da Andersen
bensì una notte alquanto francese
la nebbia, cominciava la stagione


E al diavolo tutto. Tanto domani è venerdì (queste sono parole mie!)

*

Oggi
è anche mio lutto e sono
senza preghiere
che un Dio possa udire

più del silenzio che ho nel cuore.

fotografie

Certissimo di aver messo il tal libro su un certo scaffale (quello più alto, ovviamente), e "pirando" (verbo ferrarese genericamente traducibile come "aver pochissima voglia di esercitare le enrgie necessarie per compiere l'azione in questione") a procurarmi qualsivoglia mezzo d'ascensione, tipo sedia, che avrei dovuto trasportare dalla cucina (fatica!), ho iniziato un esercizio di stretching estremo grazie al quale il mio polpastrello è giunto infine a sfiorare il dorso dell'oggetto desiderato. Incoraggiato dal risultato, proteso verso l'alto che neanche Reed Richards, per superare gli ultimi centimetri m'è venuta l'idea balzana di fare un saltello. E ho in effetti raggiunto e afferrato il libro di cui sopra, ma a lui sono venuti fragorosamente dietro una quantità di altri libri, tra cui un manuale in due volumi di diritto amministrativo e il dizionario Sansoni italiano-tedesco,
E un album di fotografie.
Nonostante sapessi da sempre che quell'album fosse là sopra, ritrovarlo così è stata una sorpresa gratificante.
Dimentico del libro, ho iniziato a sfogliare le pagine plastificate rituffandomi nel passato zuccheroso delle foto di gruppo, cene, feste, gite e via così. Chi di voi ha visto il film One Hour Photo, sa di cosa sto parlando. Le foto sono ricordi selettivi. Ritraggono i momenti migliori. Gli altri rimangono "uncovered" (se mi passate il termine).
Forse in virtù dell'altalena emotiva su cui volteggio da giorni, le foto mi hanno procurato le reazioni più disparate, dalla commozione all'ilarità irrefrenabile. Fred, da dieci anni a questa parte, non è cambiato di una virgola. Temo che da qualche parte vi sia un suo ritratto che invecchia al posto suo. Jeff, fierissimo della sua Acura nera e lucida e lo sguardo sciroccato. Morto di aids ma non dimenticato. Nel mio portapenne ho il suo portachiavi. Eleni con la sua espressione perennemente perplessa, e la scia di macchie (vino, cioccolato, ecc.) seguendo la quale potevi rintracciarla ovunque. Ora è migliorata, ma l'amiamo lo stesso. Io e Massimo con il sombrero nero da mariachi che imitiamo i Tres Amigos (anche se siamo in due) alla festa di laurea di Lily e Chris... Ha! Elsa (la tira-sòle) messicana caliente, gestiva benissimo la quantità di ormoni che la sua sola presenza era in grado di sprigionare in noi, semplicemente non presentandosi agli appuntamenti. Ora è manager alla Shell. Deddy (ma voi lo sapevate che si pronuncia Didi? Cioè, a dir la verità ero io che non sapevo che si scrivesse Deddy!) che gira attorno a Massimo come una luna. Ora in Pensylvania, sposata con Brent, quattro marmocchi e uno in arrivo (mi arrivano puntualmente cartoline natalizie che ritraggono tutta la famiglia, ogni anno più numerosa). Leslie, texana verace dagli stivali alle patatine BBQ flavored (ma solo flavored, però), che girava con tutti i suoi averi in macchina come una nomade, e faceva il pane alle feste cui presenziava. Ora un caso per "Chi L'ha Visto?" C'è chi dice che sia in Francia, chi crede di averla riconosciuta tra gli ospiti nelle foto di nozze di amici di amici, ma nessuno è veramente sicuro dove sia.
Potrei proseguire. Ogni foto è una scatola cinese d'emozioni, di ricordi. Perdonatemi se non lo farò. Ci saranno occasioni. Un sacco di storie da raccontare.

cd

Consumerò questo cd a furia d'ascoltarlo.
Rubinstein con le dita su Chopin, la copertina fotocopiata e un mini adesivo di Hello Kitty. Se ci fosse un terremoto, fuggendo di casa è l'unica cosa che mi ricorderei di raccogliere.
Rigiro il jewel-case tra le mani. L'originale l'abbiamo (l'ha) preso da Ricordi, a Bologna, il giorno dei sospiri. La sua partenza incombeva come un temporale. Il mio cuore era carne tritata per il polpettone. E comprammo tutti e due un cd di Chopin. Molto appropriato.

Buzzati mi suggerisce le parole:

Ricordi la sera
che i due si baciavano e tu solo
Chopin discese
dalle mansarde di Dio
ti colpì per sempre alla nuca
facendoti grande
e infelice


Non riesco a lascar andare. Non riesco a lasciar andare. Non riesco a lasciar andare.

***

Ho finalmente capito il significato di "emotional roller-coaster". Dovevo salirci per comprenderlo, e ora che l'ho fatto non vedo l'ora che la corsa finisca.