vecchie parole

Non si dorme, alla ricerca di quanto non posso ritrovare. Ma qualcosa mi guida, tra gli scaffali, tra i file dell'iMac. Una poesia giovanile. Retorica, adeguatamente pomposa, di quando mi rammaricavo che mio padre, dopo l'infarto, non potesse essere più quello era stato.

Ora che i bilanci si possono fare mi accorgo di quanto avessi torto.

Il male aveva intaccato il suo corpo, è vero, ma il mio Papà non è mai stato meno sé stesso. Mai.

Che cantonata.

Era tutto lì davanti ai miei occhi, ma io vedevo la sofferenza fisica e non la passione e il divertimento che metteva in ogni cosa. Forse solo all'arrivo del suo adorato nipotino ha cominciato per me ad aprirsi uno spiraglio di quella verità che oggi è così ovvia.

Anche se ora so che il motivo per cui l'ho scritta non era il più "giusto", non m'importa.

E' per te, Papà. So che l'hai letta. Ti ho visto che lo facevi, e mi sono un po' stizzito e imbarazzato, per questo. Ma sono felice che tu l'abbia fatto.



P a d r e


Scintille dorate
ovunque
nei tuoi occhi
sul tuo cuore
che girano e
cadono
e sciolgono parole
che mai verranno dette
che mai
verranno scritte
ma che pure
torniranno
momenti di calore
brillanti
come l'astro del tuo affetto.

Rivoglio
quei puri diamanti
che ho gettato laggiù
fra i rottami degli anni
ineluttabilmente assenti
per mio stesso dolo,
e con quelli
violerò
l'inviolabile cancello
della cui chiusura
ancora
porti il segno
sul tuo petto.

Il mio cuore s'è schiuso
come un fiore.



...

Mi manchi già tanto.

non è giusto

Non ero ancora pronto per dirti addio, Papà.

kids

Ciò che mi commuove, nei bambini, è la facilità con la quale riesci a farli smettere di piangere. La fiducia con cui si abbandonano all'entusiasmo di un istante.

Quanto, quanto devo imparare, ancora...

una pietra

Il moroso dell'amica di un cugino di un'amica di un collega, a quanto ho saputo quest'oggi in pausa pranzo, s'è beccato una pericardite. E visto che non basta che piova, deve diluviare, all'ospedale hanno pure combinato un pasticcio, ritardando la diagnosi (poi fatta addirittura da un altro ospedale) al punto che il poverino, una volta guarito, non avrà comunque speranze di tornare come prima. Brutta storia.

Mentre il collega della quale amica il cugino ha un'amica il cui moroso è convalescente da pericardite parlava (*), al sottoscritto è sfuggita una frase che ha fatto cadere il silenzio sulla tavolata.

La frase suonava: "E' terribile. E la cosa più sconvolgente è che è come essere una pietra."

Invece di mangiare i loro cappellacci di zucca al ragù, tutti mi guardavano in attesa. Così ho proseguito: "Il tuo corpo non risponde. Non ti dà retta. Nemmeno per gli sforzi più insignificanti. Terminato il fatto 'acuto' non provi sintomi, non senti dolore e non ti senti spossato o anche solo affaticato. Non hai un solo indizio che ti dica che non puoi farcela. Però non ce la fai. Te ne stai lì, seduto sul letto, ed esprimi mentalmente il desiderio di alzarti, fare i tre passi che ti separano dal lavandino e lavarti i denti. Dài anche gli opportuni impulsi motori ai muscoli interessati. Lo senti, è tutto a posto. Ma il risultato è niente. Non ti muovi. Non puoi crederci, sono solo tre passi e non riesci a farli. Ma è così. Non ti muovi, non ci riesci. Perché non è vero che è tutto a posto. Dentro di te, nel tuo petto, c'è qualcosa che non funziona come dovrebbe, e tutto, tutto il resto, senza quello è inutile o quasi. Quando arrivi a capirla, questa cosa è sconvolgente."

Dopo un attimo di silenzio ha ripreso il collega.

"E' vero! Il cugino della mia amica ha detto che il moroso della sua amica ha detto che è proprio così!"



(*) diciotto parole per indicare il soggetto della frase: ho battuto qualche record?

misteri misteriosi

Ecco,

alle volte ci si scontra con fatti così, apparentemente figli del caso, ma della cui origine non si può non interrogarsi. E l'esegesi del pensiero diventa quindi un gioco di speculazioni barocche e, diciamolo, autocompiacenti, un esercizio arido e cerebrale destinato a non portare a nulla.

Okay, forse non c'è un vero motivo perché le pareti del reparto di Fisiopatologia Respiratoria siano decorate con fotografie di vulcani in eruzione.

boh?

...e adesso che gli dico?

Raccolgo le sudate carte, esco dalla sala di lettura, scendo la scalinata di marmo.
C'è qualcosa, nell'aria, che ronza ma che non so spiegare. Mi guardo intorno, mentre scendo, un po' disorientato, cercando di mettere a fuoco. Niente. Afferro al volo il giubbotto di lana, che fuori comincia a fare freschino, saluto un amico che mi risponde con un cenno della mano, e spingo la porta a vetri.
Fuori, ovviamente, è buio. Sotto il lampione alcuni studenti tirano tardi in chiacchiere. Li guardo con affetto, ricordando i miei giorni sui libri.

E' quando mi raggiunge trafelato P. fermandomi per il braccio esclamando:

"Cazzo, ti sto ricorrendo dal piano di sopra!"

E poi: "Ma sei sordo?!"

da Roma con furore

Due perle udite durante il mio recente soggiorno a Roma.

Al bar:

"Me fai il caffè?"
"Me fai morì! Ecchè vuol dì 'me fai il caffè'? E mmettece er numero davanti: uno, due..."

In pizzeria, la padrona alla cassa rivolgendosi a clienti insoddisfatti dello sconto:

"Basta, oh! Il muro del pianto stà in Israele!"

ecco...

cioè, niente di importante.

Ieri, il funerale del buon Mario. Oggi, in ritardo, il senso di perdita.

Così, tanto per ricordarlo.

E' un po' che dimentico le cose.

l'unica speranza il contrappasso

Dunque apro gli occhi e sono all'Inferno. Sì, proprio l'Aldilà. Anche se in effetti assomiglia molto alla sala d'aspetto d'un dentista. Oltre la porta discretamente chiusa si sentono persino le stesse urla soffocate.
Un tizio in doppiopetto e corna caprine si avvicina e mi fa cenno col dito di seguirlo. Ha un'annoiata aria di sufficienza e cammina trascinando i piedi. Attraversiamo un lunghissimo corridoio che assomiglia molto a quello che può trovarsi in un albergo a poco prezzo: male illuminato e l'aria sa di muffa e polvere. Dopo un po' arriviamo in una grande stanza affollata. Il tizio elegante rivolge un paio di cenni alla gente ammassata e rumorosa, e da quella gli vengono incontro Brad Pitt e Judd Law. Porca miseria, non ho neanche una penna per chiedergli l'autografo!
Comunque tutti e quattro riprendiamo a camminare in un corridoio uguale a quello di prima, e non facciamo cento metri che il tizio cornuto ci fa fermare ed bussa ad una porta chiusa. A quella si affaccia una vecchina sdentata e molto, molto sovrappeso, dai vestiti sporchi e consumati.
Il tizio mette una mano sulla spalla di Brad Pitt e, aprendo bocca per la prima volta, gli dice:
"Brad, a causa della tua vita libertina e dissoluta, sei condannato a copulare per l'eternità con questa vecchia." Quindi gli dà una spinta oltre la porta, e noi facciamo appena in tempo a sentire le risatine lascive della vecchia e il contemporaneo singhiozzo di Brad prima che l'uscio si richiuda sbattendo.
Io e Judd Law ci guardiamo in faccia e condividiamo un brivido di terrore. Anche se, debbo dir la verità, a questo punto c'è qualcosa, nel fondo cosciente del cervello, che non mi torna.
Riprendiamo a camminare. E non poco lontano il tizio cornuto ci ferma nuovamente, bussando alla porta lì davanti. La porta si apre ed ecco che compare un'altra attempatissima signora, se possibile ancora più malmessa della prima.
Il diavolo agguanta Judd Law alla spalla e gli sibila:
"Judd, a causa della tua vita libertina e dissoluta sei condannato a copulare con questa donna nei secoli dei secoli, per tutta l'eternità."
"Amen!" risponde la vecchia tutta entusiasta, e senza metter tempo in mezzo afferra Judd Law per la cintura dei calzoni e se lo tira dentro la stanza, sbattendosi la porta alle spalle.
A questo punto cerco di farmi piccolo piccolo. Con un cenno della testa il diavolo mi intima di proseguire e io ubbidisco con solerzia, ben conscio però che la mia mansuetudine non potrà mitigare i supplizi che sono stati scelti per me.
Arriviamo alla mia porta e il diavolo bussa con solennità. Io trattengo il respiro. La porta si apre e lì, davanti al sottoscritto imbambolato e lesso, compare Nicole Kidman.
"Nicole," dice il diavolo, "a causa della tua vita libertina e dissoluta..."


gh!

Fortunato al gioco...

Il Monta dà le carte, le apro a ventaglio e mi rendo conto che il mio culo proverbiale ha inserito il turbo. Dopo un attimo di cazzeggio assaporo la libidine di gettare sprezzantemente sul tavolo 7 (sette) carte franche e gustarmi la faccia interdetta del Testo. Tra parentesi, mia sorella ha involontariamente immortalato per i posteri questo momento simile all'orgasmo; a lei tutta la mia gratitudine, chiusa parentesi.

Senonché, visto il famoso detto, mi rivolgo a Marta che chiacchiera tutta tranquilla appoggiata alla porta del corridoio e, forse a causa dell'età oggi aumentata di un anno, forse (molto più probabilmente) a causa del generico rincoglionimento da cui sono comunque afflitto, la frase non mi viene proprio come dovrebbe, suonando più o meno:

"Bimba, non è che stai uscendo con qualcun altro a tua insaputa?"

Rimedia lei rispondendo con un sorriso:

"Sì, penso di si!"

Okay, adesso tiriamo un bel respiro e ricominciamo daccapo! :-)